In Etiopia convivono più di 80 gruppi etnici, tutt’oggi alcune minoranze sono ancora oggetto di forti discriminazioni. Nella zona del Kaffa, i Menja vivono una situazione di isolamento dovuto a secoli di pregiudizi e segregazione. La differenza etnica porta alla mancanza di contatto “Menjas “e” non menjas “, tanto da non poter neppure mangiare insieme, la paura per loro di trasferirsi dal proprio villaggio ai villaggi vicini è talmente forte che i Menja vivono segregati nella parte di Kaffa. La violenza razziale dovuta alle differenze culturali è alta. Così il CVM facilita e promuove l’integrazione sociale e l’empowerment economico dei gruppi vulnerabili nella zona di Kaffa attraverso cooperative agricole guidate da donne insieme alle autorità locali e alla Chiesa cattolica.

Lo sviluppo delle cooperative agricole femminili oltre al progetto di sviluppo economico mette le donne al centro dell’integrazione tra i due gruppi etnici, i Menja e Gomoro. Nonostante in Etiopia i Gomoro siano un gruppo percepito come superiore, le donne di entrambe le etnie si riuniscono per lavorare insieme alla pari, costituendosi in cooperative. Hanno intrapreso una strada di forte cambiamento, riuscendo ad abbattere le barriere e promuovere una convivenza rispettosa. Attraverso lo sviluppo di attività economiche, possono promuovere una vita più dignitosa per le loro famiglie e potranno permettere ai loro figli di andare a scuola.

Il progetto si propone di formare 48 donne (2 cooperative) per fornire competenze aziendali di base, risparmio, microcredito, agricoltura e apicoltura. Il periodo di formazione aiuta le donne ad integrarsi, sviluppare competenze e scoprire le loro potenzialità. Le 2 cooperative che promuovono lo sviluppo agricolo, saranno dotate di sementi e formate sulla produzione di miele. La produzione di miele è naturale nella foresta di Bonga; quest’ultima è riconosciuta come patrimonio Unesco. Al momento  vengono utilizzate tecniche di produzione tradizionale, pericolose e poco redditizie.  Verranno inoltre introdotte nuove api e studiati nuovi metodi di produzione, che non prevedono la distruzione degli alveari ad ogni raccolto; sarà quindi necessario formare i soci sulle nuove metodologie,  per rendere questa attività sostenibile.

 

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